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Zerocalcare non paga gli animatori. Zerocalcare sfrutta i suoi collaboratori. Zerocalcare tace. Negli ultimi giorni i social si sono riempiti di accuse e titoli al veleno contro il fumettista romano – e quasi nessuno si è fermato a fare la domanda più ovvia: ma lui lo sapeva?

La risposta, stando a quello che ha dichiarato lui stesso, è no.

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Zerocalcare non è il produttore: perché confonderlo con chi gestisce i contratti è un errore

Con un video animato pubblicato online, Michele Rech – alias Zerocalcare – ha preso la parola sulla controversia esplosa attorno a Due spicci, la sua serie Netflix, e alle presunte condizioni di lavoro degli animatori coinvolti nella produzione.

Il punto che molti sembrano aver ignorato nel circo mediatico delle ultime settimane è semplice: Zerocalcare è l’autore della serie, non il suo produttore esecutivo.

“Io sono l’autore della serie, vuol dire che io faccio la parte creativa, scrivo la storia, disegno i personaggi, doppio le voci», spiega nel video. «Non sono io che assumo, decido o pago chi lavora alla produzione. Non ho proprio accesso a quelle informazioni”.

È una distinzione che dovrebbe essere ovvia, ma che nel trambusto della polemica è andata completamente persa. Zerocalcare non firma le buste paga. Non negozia i contratti. Non gestisce il budget delle maestranze. Tutto questo compete a Movimenti Production, la società di produzione che ha realizzato la serie – e che ha già respinto le accuse.

 

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La cosa che fa più male: nessuno gli ha chiesto nulla

C’è un passaggio del video che pesa più degli altri. Zerocalcare racconta che nei giorni in cui la polemica montava sui social, nessuno degli animatori coinvolti lo aveva contattato direttamente.

“Le due o tre volte che ho incontrato qualcuno, nessuno mi ha mai esposto una lamentela o detto che lavoravano in una situazione critica”.

E aggiunge qualcosa che suona insieme come critica e come dispiacere genuino:

“Mi dispiace che non hanno pensato che io potevo essere un alleato”.

È esattamente questo il cortocircuito della vicenda. Le segnalazioni – anonime – sono state pubblicate sulla pagina Instagram dell’Unione Italiana Animatori (UN!TA), hanno fatto il giro dei media, hanno persino attirato l’attenzione del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri (che ha annunciato un’interrogazione parlamentare al ministero del Lavoro), ma nessuno ha pensato di bussare alla porta del diretto interessato prima di trascinarlo nel dibattito pubblico.

Zerocalcare è stato trasformato in bersaglio senza essere stato interpellato. In un sistema mediatico sano, questo si chiama un problema.

Le accuse reali riguardano Movimenti Production, non Zerocalcare

Per capire dove stia effettivamente il nodo della questione, è utile ricostruire i fatti. Le testimonianze anonime attribuivano ai collaboratori della serie compensi ritenuti troppo bassi, orari da dipendenti pur lavorando con partita IVA, e carichi di lavoro superiori a quelli pattuiti. Accuse serie, che meritano risposte serie — ma da parte di chi di dovere.

Movimenti Production ha respinto ogni contestazione. È con loro che si dovrebbe aprire un confronto trasparente sui contratti. È su di loro che dovrebbero concentrarsi le eventuali verifiche istituzionali. Non su Zerocalcare, che di quella filiera produttiva non è il datore di lavoro.

Zerocalcare si dice disponibile: e allora parliamoci

Alla fine del video, Zerocalcare non chiude la porta: si dice «a disposizione» per affrontare pubblicamente i temi legati ai contratti di collaborazione nel settore dell’animazione e per risolvere eventuali problemi concreti.

È un’apertura netta, quella di un autore che capisce benissimo le fragilità del mercato del lavoro creativo — lui stesso le ha raccontate per anni nelle sue storie — e che non ha nessun interesse a voltarsi dall’altra parte.

La polemica sul precariato nell’animazione italiana è reale e merita attenzione. Ma scaricarne il peso simbolico su un autore che non ha potere contrattuale sui lavoratori non risolve nulla: distrae solo dall’interlocutore giusto, e brucia un alleato potenziale nel posto sbagliato.

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