C’è un problema con la letteratura italiana. Non è che le autrici lesbiche non esistano – è che esistono, hanno scritto cose bellissime e importanti, e il canone ha fatto finta di niente per decenni. Alcune le conosci già, ma probabilmente non sai che sono lesbiche o queer. Altre le hai completamente perse. Questo pezzo prova a rimettere le cose al loro posto.

Libri queer, Patrizia Cavalli: La poetessa dell’amore che non si nasconde
Se c’è un nome che non può mancare in questa lista, è Patrizia Cavalli. Poetessa di Todi, vissuta a Roma dal 1968 fino alla morte nel 2022, aveva dichiarato pubblicamente la propria omosessualità in un’intervista, sottolineando il ruolo di forti sensazioni emotive e somatiche nella sua scrittura.
Al centro delle sue liriche c’è spesso il racconto sarcastico e dolente di un amore lesbico – in realtà soprattutto racconto di un disamore: dei modi in cui un io volubile, implacabilmente raziocinante e patologicamente meteoropatico, vede cambiare di continuo i suoi sentimenti.
La grandezza di Cavalli sta nel tono: non si lamenta, non si giustifica, non spiega. Descrive. Con una precisione quasi chirurgica e una leggerezza che fa male. La sua lirica, limpida e diretta, rivela spesso intensa drammaticità. Ha vinto il Premio Viareggio nel 1999 con Sempre aperto teatro ed è considerata una delle voci più importanti della poesia italiana del Novecento – eppure nei programmi scolastici non c’è quasi mai.
Da dove iniziare: Le mie poesie non cambieranno il mondo (1974), la sua raccolta d’esordio, e Il mio felice niente, l’antologia Einaudi curata da Emanuele Dattilo, che raccoglie il meglio della sua produzione.
Goliarda Sapienza: L’arte della gioia (e del desiderio)
Goliarda Sapienza è forse la scrittrice italiana più riscoperta degli ultimi anni – e meritatamente. Nata a Catania nel 1924 da famiglia socialista rivoluzionaria, a partire dai sedici anni visse a Roma, dove studiò all’Accademia di Arte Drammatica. Negli anni Cinquanta e Sessanta recitò come attrice di teatro e di cinema lavorando, tra gli altri, con Luchino Visconti.
Femminista senza esserlo – “questi preti in gonnella” diceva delle femministe americane – amava le donne ma non si dichiarava lesbica, amava gli uomini, ma non faceva carte false per averli. Il suo rapporto con le categorie era deliberatamente sfuggente, e per questo è diventata un’icona queer: non perché abbia mai scelto un’etichetta, ma perché ha vissuto e scritto fuori da ogni gabbia.
I suoi scritti pulsano di un’energia queer. Sono allo stesso tempo liberatori, gioiosi, divertenti, scomodamente dirompenti e perturbanti.
Il suo capolavoro, L’arte della gioia, scritto tra il 1967 e il 1976, fu rifiutato per anni dai grandi editori italiani e pubblicato postumo solo nel 1998. È un romanzo sulla libertà sessuale, sul corpo, sulla gioia come atto politico. È diventato una serie Sky diretta da Valeria Golino, presentata a Cannes nel 2024. Nel 2025 uscirà anche il film di Mario Martone su di lei, Fuori, con Valeria Golino nei panni di Sapienza.
Da dove iniziare: L’arte della gioia (Einaudi), ovviamente. Poi Lettera aperta (1967), più breve e autobiografico, per capire da dove viene tutto.
Michela Murgia: il pensiero queer come pratica quotidiana
Michela Murgia non si è mai definita lesbica, ma ha costruito negli ultimi anni della sua vita una delle riflessioni queer più lucide e coraggiose che siano mai uscite in Italia. Classe 1972, nata a Cabras in Sardegna, di formazione cattolica, attivista e femminista, ha segnato il dibattito politico e culturale degli ultimi anni.
Nel suo God Save the Queer racconta come sia arrivata alla queerness: alla possibilità che le strutture dell’identità e delle relazioni siano meno rigide di quanto non si voglia o non si pensi. Il libro è un pamphlet cattolico e femminista che usa la dottrina cristiana per smontare l’eteronormatività dall’interno — una mossa audace e brillante.
Nel postumo Dare la vita (Rizzoli, 2024), definisce la queerness come la scelta di abitare sulla soglia delle identità, accettando di esprimere di volta in volta quella che si desidera e che promette di condurre alla più autentica felicità relazionale. È il libro più personale che abbia scritto, e si vede.
Nel 2025 è uscita anche Anna della pioggia, raccolta di racconti inediti curati da Alessandro Giammei, che ruota attorno ai temi cari da sempre all’autrice: la Sardegna, il potere delle donne, le identità queer, la malattia, i miracoli e le paure del nostro secolo.
Da dove iniziare: God Save the Queer (Einaudi, 2022) per il manifesto teorico. Accabadora per capire la sua voce narrativa. Dare la vita per una Murgia più intima.
Francesca Cavallo: lesbica, meridionale, e milioni di copie vendute
Francesca Cavallo è probabilmente l’autrice lesbica italiana più letta nel mondo – anche se la maggior parte di chi l’ha letta non lo sa. 41enne di Taranto, Cavallo è esplosa nel 2016, quando ha co-scritto insieme a Elena Favilli Storie della buonanotte per bambine ribelli, fenomeno editoriale da otto milioni di copie vendute, tradotto in 49 lingue.
La cosa interessante è cosa ha fatto dopo il successo globale. Nel 2022, trasferitasi a Roma, ha scritto il suo primo romanzo per adulti, Ho un fuoco nel cassetto, libro autobiografico edito da Salani in cui racconta la propria esperienza di donna lesbica e meridionale alle prese con la costruzione di una carriera.
Essere una donna queer, lesbica, ha significato lottare tutta la vita con l’invisibilità. L’obiettivo del libro era aiutare più persone a sentirsi visibili: rendendo visibile la propria storia, spera che tante e tanti possano vedersi in essa e costruire un’identità più ricca e più rotonda.
Non è un libro perfetto stilisticamente, ma è un libro necessario: racconta cosa vuol dire crescere lesbica nel Sud Italia negli anni Novanta, senza modelli, senza rappresentazione, con tanta omofobia interiorizzata da sbrogliare. Per molte lettrici è stato riconoscersi.
Da dove iniziare: Ho un fuoco nel cassetto (Salani, 2022).
Fausta Cialente: la scrittrice che raccontò l’amore tra donne quando era impensabile farlo
Molto prima che si parlasse apertamente di letteratura lesbica, Fausta Cialente aveva già aperto una strada.
Nata nel 1898, è stata una delle più importanti scrittrici italiane del Novecento. Antifascista, cosmopolita, vissuta per molti anni ad Alessandria d’Egitto, ha scritto romanzi che affrontavano desiderio femminile, indipendenza e relazioni tra donne in un periodo storico in cui questi temi erano praticamente assenti dalla narrativa italiana.
Il suo romanzo più celebre, Le quattro ragazze Wieselberger, contiene una delle rappresentazioni più intense e sofisticate dell’amore tra donne nella letteratura italiana del Novecento.
Da dove iniziare: Le quattro ragazze Wieselberger.
Nella Nobili: la poetessa operaia che scriveva d’amore per le donne
Se esiste una figura dimenticata che meriterebbe una riscoperta urgente, è Nella Nobili.
Nata nel 1926 in una famiglia poverissima, lavorò in fabbrica fin da bambina. Autodidatta, poetessa, emigrata in Francia, raccontò apertamente il desiderio lesbico in anni in cui quasi nessuno osava farlo.
La sua scrittura unisce rabbia sociale, classe operaia e amore tra donne. Una combinazione rarissima nella letteratura italiana.
Per decenni è rimasta ai margini del canone. Oggi viene finalmente riletta come una delle voci queer più importanti del Novecento.
Da dove iniziare: Tutte le poesie disponibili nelle recenti ristampe dedicate alla sua opera.
Adele Cambria: giornalista, femminista e voce fuori dagli schemi
Adele Cambria è stata una figura fondamentale del femminismo italiano.
Nata nel 1931, scrittrice, giornalista e attivista, ha attraversato decenni di battaglie per i diritti delle donne e delle persone LGBTQIA+.
Pur non essendo ricordata principalmente come autrice lesbica, il suo lavoro ha contribuito a costruire spazi di libertà e rappresentazione per generazioni di donne queer.
Leggerla significa comprendere da dove arrivano molte delle conquiste culturali che oggi diamo per scontate.
Da dove iniziare: Nuda proprietà e gli scritti raccolti sulla storia del femminismo italiano.
Nerina Milletti: una pioniera dell’attivismo lesbico italiano
Quando si parla di cultura lesbica italiana, il nome di Nerina Milletti dovrebbe comparire molto più spesso.
Attivista, autrice e figura centrale del movimento lesbico degli anni Settanta e Ottanta, ha contribuito a creare spazi di confronto, produzione culturale e rappresentazione quando la parola “lesbica” era ancora quasi impronunciabile nello spazio pubblico.
Più che una semplice autrice, Milletti è stata una costruttrice di comunità.
Da dove iniziare: gli scritti raccolti nelle pubblicazioni del movimento lesbico italiano.
Liana Borghi: la pioniera che ha costruito uno spazio
Liana Borghi non è una scrittrice di romanzi, ma senza di lei la letteratura lesbica italiana non avrebbe avuto una casa. Storica figura dell’attivismo lesbico italiano, è stata tra le socie fondatrici della Libreria delle Donne di Firenze e della Società Italiana delle Letterate, ed è stata co-responsabile della casa editrice lesbica Estro.
Estro, attiva tra gli anni Ottanta e Novanta, è stata la prima casa editrice lesbica italiana: ha pubblicato romanzi, saggi e poesia in un momento in cui nessun editore mainstream avrebbe toccato quei contenuti. Senza Estro, molte voci non avrebbero avuto modo di esistere.
Borghi ha anche insegnato letteratura anglo-americana all’Università di Firenze, portando per la prima volta nelle aule italiane le teorie queer e i lesbian studies. Ha tradotto e introdotto al pubblico italiano autrici come Adrienne Rich e Audre Lorde.
Da dove iniziare: Per conoscere il suo lavoro critico, cercare la collana àltera/ETS sull’intercultura di genere che dirige. Per capire il contesto storico, Il nostro mondo comune del Collegamento Lesbiche Italiane (Asterisco Edizioni, 2025) — un pamphlet degli anni Ottanta finalmente ristampato.
Delia Vaccarello: la giornalista che ha aperto lo spazio pubblico
Prima che qualcuno la nominasse pioniera, Delia Vaccarello stava semplicemente facendo il suo lavoro. Nata a Palermo nel 1960, laureata in filosofia a La Sapienza, è stata tra le prime donne in Italia a vivere la propria visibilità lesbica nello spazio pubblico, nella piena e orgogliosa coincidenza del personale e del politico. Dal 1990 scriveva per L’Unità, dove ha curato per anni la rubrica Liberi tutti — una pagina settimanale dedicata alle tematiche LGBTQIA+ quando in Italia non esisteva quasi niente di simile sui quotidiani nazionali.
Come scrittrice, il contributo più importante è la collana Principesse azzurre per Oscar Mondadori: sette raccolte di racconti d’amore di donne tra donne, pubblicate tra il 2003 e il 2008. Prima di lei, nessun grande editore italiano aveva mai fatto una cosa del genere. Tra i suoi libri anche Gli svergognati (La Tartaruga), che racconta vite di gay, lesbiche e trans, e Quando si ama si deve partire (Mondadori). L’ultimo, Desiderio, uscì pochi mesi prima che morisse, nel 2019, dopo tredici anni di malattia.
Non è famosa quanto meriterebbe. Ma senza il lavoro che ha fatto, molte delle autrici in questa lista avrebbero trovato molto meno spazio.
Da dove iniziare: Principesse azzurre (Oscar Mondadori) — scegli un volume qualsiasi della collana. Poi Gli svergognati per capire l’Italia LGBTQ+ degli anni Zero.
Ginevra Bompiani: l’intellettuale che ha sfidato le categorie
Figlia dell’editore Valentino Bompiani, scrittrice, traduttrice e filosofa, Ginevra Bompiani è una delle voci più raffinate della cultura italiana.
La sua opera attraversa identità, linguaggio, femminismo e relazioni umane senza accettare definizioni rigide.
Negli ultimi anni è diventata un punto di riferimento per molte lettrici queer grazie alla sua riflessione sulla libertà individuale e sull’autodeterminazione.
Da dove iniziare: L’altra metà di Dio e La penultima illusione.
Chandra Livia Candiani: la poesia come luogo dell’alterità
Chandra Livia Candiani occupa un posto speciale nella poesia contemporanea italiana.
La sua scrittura parla di fragilità, differenza, marginalità e ascolto. Non è una poetessa queer in senso identitario, ma il suo lavoro è stato accolto da moltissime persone LGBTQIA+ che vi ritrovano un linguaggio dell’inclusione e della libertà.
Leggerla significa entrare in una dimensione poetica radicalmente diversa da quella dominante.
Da dove iniziare: Questo immenso non sapere.
Milena Milani: scandalo, desiderio e libertà
Per decenni Milena Milani è stata una delle figure più controverse della cultura italiana.
Scrittrice, giornalista e artista, ha affrontato apertamente il tema del desiderio femminile quando la società italiana preferiva ignorarlo.
La sua produzione letteraria rappresenta una tappa fondamentale nella costruzione di una narrativa femminile libera dalle convenzioni.
Da dove iniziare: La ragazza di nome Giulio.
Antonia Pozzi: la voce poetica che continua a parlare alle nuove generazioni
Antonia Pozzi non può essere definita un’autrice lesbica, ma molte studiose hanno letto nella sua opera una tensione profonda verso forme di desiderio e identità che sfuggono alle interpretazioni tradizionali.
La sua poesia continua a essere amata da lettrici queer per la capacità di raccontare la solitudine, il desiderio e il bisogno di appartenenza.
È una figura che merita di essere riletta anche attraverso nuove prospettive.
Da dove iniziare: Parole.
Chiara Valerio: la matematica delle identità contemporanee
Tra le voci più importanti della narrativa italiana contemporanea c’è sicuramente Chiara Valerio.
Scrittrice, editor, intellettuale e divulgatrice, affronta spesso nei suoi libri temi legati all’identità, alle relazioni e alla complessità dell’essere.
La sua scrittura evita le semplificazioni e costruisce personaggi che vivono fuori dalle categorie tradizionali.
Per molte lettrici queer rappresenta una delle voci più interessanti della narrativa italiana contemporanea.
Da dove iniziare: Chi dice e chi tace e La tecnologia è religione.
Federica Fabbiani: lo sguardo come atto politico
Federica Fabbiani non scrive romanzi. Scrive di come guardiamo – e di cosa succede quando ad essere guardate sono le donne lesbiche sullo schermo. È la critica cinematografica lesbica italiana più rigorosa e attiva in circolazione, e in un paese dove questa figura non esiste quasi, è un’anomalia preziosa.
Il suo lavoro più importante è Sguardi che contano. Il cinema al tempo della visibilità lesbica (Iacobelli, 2019): un saggio che analizza come lo sguardo orienta e condiziona la percezione di sé nell’era dell’ipervisibilità mediatica del lesbismo. Prima aveva pubblicato Zapping di una femminista seriale (Ledizioni, 2018), un percorso nella serialità televisiva attraverso la lente del femminismo. Ha curato con Chiara Zanini Architetture del desiderio. Il cinema di Céline Sciamma (Asterisco, 2021).
Ma il suo lavoro non si esaurisce nei libri: cura il podcast Reno, 1959 dedicato al cinema lesbico, collabora con la rivista femminista Leggendaria e fa parte del gruppo organizzativo del Some Prefer Cake, il festival internazionale del cinema lesbico di Bologna. È una costruttrice di cultura, non solo una commentatrice.
Da dove iniziare: Sguardi che contano (Iacobelli, 2019). Poi il podcast Reno, 1959, disponibile su tutte le principali piattaforme.
Valentina Gambino: la voce che arriva dal web
Valentina Gambino non è arrivata alla scrittura attraverso le università o le case editrici. Ci è arrivata dal basso, dal blog, dai social, da quasi quindici anni passati a costruire con la sua compagna Emanuela una comunità online intorno a blogtivvu.com – un punto di riferimento italiano per televisione, gossip e tematiche LGBTQIA+.
Nata a Palermo nel 1978, vive in Salento. A dicembre 2024 ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti, Pazzainculo e altri racconti rabbiosi, per Affiori-Giulio Perrone Editore. Racconti di donne in lotta con le convenzioni sociali, con uno stile graffiante e sarcastico che affronta identità, superficialità e la ricerca di approvazione in un’ambientazione dai tratti grotteschi. Un esordio letterario che porta dentro tutta la sua esperienza di scrittrice digitale: diretta, ironica, senza filtri.
È la voce più nuova di questa lista, e anche quella che racconta meglio come si può costruire una presenza lesbica pubblica in Italia nel 2025 — non aspettando il permesso di nessun editore, ma iniziando a parlare prima ancora che qualcuno ti ascolti.
Da dove iniziare: Pazzainculo e altri racconti rabbiosi (Affiori-Giulio Perrone Editore, 2024).
Visualizza questo post su Instagram
La lista è molto più lunga di quanto ci abbiano fatto credere
Patrizia Cavalli, Goliarda Sapienza, Michela Murgia, Francesca Cavallo, Fausta Cialente, Nella Nobili, Adele Cambria, Nerina Milletti, Ginevra Bompiani, Chandra Livia Candiani, Milena Milani, Antonia Pozzi, Chiara Valerio, Delia Vaccarello, Liana Borghi, Federica Fabbiani, Valentina Gambino.
Sono nomi diversi tra loro. Alcune hanno vissuto apertamente la propria omosessualità. Altre hanno scelto di non definirsi. Altre ancora hanno costruito gli strumenti culturali che oggi permettono di leggere la letteratura da una prospettiva queer.
La verità è semplice: le autrici lesbiche e queer italiane ci sono sempre state.
Siamo noi che abbiamo iniziato a cercarle soltanto adesso.
La buona notizia è che qualcosa si muove. Ci sono case editrici che portano avanti un lavoro di pubblicazione e recupero.
La lista si allunga: tenetevi pronte!
Conosci altre autrici da aggiungere? Scrivici – questo pezzo è pensato per crescere.
