Per decenni Hollywood ha imposto regole non scritte alle sue star. Le attrici potevano essere ribelli sullo schermo, ma fuori dal set dovevano spesso apparire rassicuranti, eterosessuali, facilmente vendibili al grande pubblico. Fare coming out significava rischiare ruoli, contratti e opportunità. Molte hanno scelto il silenzio. Altre sono state costrette a vivere la propria identità lontano dai riflettori.
Oggi il panorama è profondamente diverso.
Una nuova generazione di attrici lesbiche, bisessuali, queer e non binarie non sta semplicemente occupando spazio nell’industria cinematografica. Sta ridefinendo cosa significa essere una star. Non nasconde la propria identità, non la usa come slogan e, soprattutto, non accetta più che la rappresentazione queer sia relegata ai margini delle storie.
Da Kristen Stewart a Bella Ramsey, passando per Reneé Rapp, Amandla Stenberg e Jasmin Savoy Brown, Hollywood sta vivendo una trasformazione che sarebbe stata impensabile solo pochi anni fa.

Le attrici lesbiche e queer che stanno cambiando il cinema: Kristen Stewart, da Twilight a simbolo di libertà creativa
Se esiste un volto che rappresenta questa trasformazione, è quello di Kristen Stewart.
Per milioni di persone resterà sempre Bella Swan della saga Twilight, ma la sua carriera ha preso una direzione completamente diversa dopo il successo mondiale dei film che l’hanno resa famosa. Stewart ha abbandonato progressivamente il cinema commerciale per scegliere progetti più personali, spesso diretti da registe e autori indipendenti.
Nel frattempo ha vissuto il proprio coming out senza trasformarlo in un evento mediatico. Ha semplicemente iniziato a vivere apertamente la propria vita, parlando delle proprie relazioni e rifiutando le etichette troppo rigide.
Film come Spencer, dove interpreta la principessa Diana, e Love Lies Bleeding, thriller romantico e violento diventato immediatamente un cult queer, hanno consolidato il suo status di icona contemporanea. Oggi Stewart rappresenta qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava impossibile: una star hollywoodiana apertamente queer che continua a guidare grandi produzioni e a ricevere riconoscimenti internazionali.
KRISTEN STEWART DOING PULL UPS AT THE ‘I WANT TO DO THE GAYEST THING YOU’VE EVER SEEN IN YOUR LIFE’ PHOTO SHOOT (ROLLING STONE, 2024) pic.twitter.com/HpdL5uZpxo
— Every Lesbian & Their Fashion (@everylesbian586) May 28, 2026
Bella Ramsey e una nuova idea di rappresentazione
Tra i volti più influenti della Generazione Z c’è sicuramente Bella Ramsey.
Dopo aver conquistato il pubblico con il ruolo di Lyanna Mormont in Game of Thrones, Ramsey è diventata una star globale grazie a The Last of Us. Il suo talento, però, è solo una parte della storia.
L’attrice ha parlato apertamente della propria identità e del rapporto con le etichette di genere, contribuendo a rendere più visibili conversazioni che fino a pochi anni fa faticavano a trovare spazio nel mainstream.
La sua importanza culturale va oltre qualsiasi definizione. Per moltissime persone giovani rappresenta la possibilità di esistere senza dover necessariamente rientrare in categorie prestabilite. Una rivoluzione silenziosa che passa attraverso la normalità.

Reneé Rapp, la voce queer della Gen Z
Attrice, cantante, performer e fenomeno social.
Reneé Rapp è diventata una delle figure più amate dalla Generazione Z grazie al personaggio di Leighton Murray in The Sex Lives of College Girls, una ragazza alle prese con il proprio percorso di accettazione e coming out.
Il successo della serie ha coinciso con l’esplosione della sua carriera musicale, trasformandola rapidamente in una delle personalità queer più seguite del momento.
Rapp appartiene a una generazione che vive la propria identità con meno paura rispetto al passato. Le sue interviste, i suoi concerti e la sua presenza online hanno contribuito a creare una comunità di fan che si riconosce nella sua spontaneità e nel suo rifiuto di adattarsi alle aspettative tradizionali dell’industria dell’intrattenimento.

Amandla Stenberg e il valore della rappresentazione intersezionale
Quando si parla di nuove protagoniste queer è impossibile ignorare Amandla Stenberg.
Dopo aver esordito da giovanissima in Hunger Games, l’attrice ha costruito una carriera caratterizzata da scelte precise e coerenti. I suoi lavori affrontano spesso temi legati all’identità, al razzismo, alla discriminazione e alla ricerca di sé.
La sua presenza è importante perché dimostra come la rappresentazione queer non possa essere separata da altre questioni sociali. Essere visibili significa anche raccontare esperienze diverse, provenienti da contesti differenti e attraversate da molteplici identità.
In un’industria che per anni ha raccontato soprattutto storie bianche ed eterosessuali, il suo percorso rappresenta un cambiamento concreto.

Jasmin Savoy Brown, la regina queer dell’horror moderno
Il genere horror sta vivendo una nuova età dell’oro e Jasmin Savoy Brown ne è una delle protagoniste più interessanti.
Grazie a serie come Yellowjackets e al rilancio della saga di Scream, l’attrice si è imposta come uno dei volti più riconoscibili della nuova televisione americana.
La sua importanza non riguarda soltanto i ruoli interpretati. Brown ha contribuito a normalizzare la presenza di personaggi queer all’interno di generi che storicamente li avevano spesso stereotipati o marginalizzati.
Oggi può essere contemporaneamente un’eroina horror, un personaggio queer e una protagonista complessa. Un dettaglio che sembra banale ma che rappresenta una conquista enorme rispetto al passato.

Cara Delevingne e la fluidità come linguaggio pop
Prima ancora di diventare attrice, Cara Delevingne era già una delle modelle più famose al mondo.
Negli anni ha trasformato la propria immagine in qualcosa di più complesso, diventando un simbolo della fluidità contemporanea. Cinema, serie TV, moda, musica e attivismo convivono all’interno di una figura che sfugge continuamente alle definizioni.
La sua influenza va oltre la filmografia. Delevingne ha contribuito a rendere visibile un modo diverso di vivere la femminilità, la sessualità e la celebrità stessa, soprattutto per le generazioni più giovani.

Janelle Monáe e l’arte di non essere definibile
Poche artiste contemporanee sono riuscite a costruire un immaginario potente quanto quello di Janelle Monáe.
Attrice, cantante, autrice e performer, Monáe ha trasformato la propria identità in un’opera artistica completa. Film come Moonlight, Hidden Figures e Glass Onion hanno mostrato il suo talento interpretativo, mentre la sua produzione musicale continua a esplorare libertà, desiderio e autodeterminazione.
La sua presenza nel panorama culturale contemporaneo dimostra che la rappresentazione queer non riguarda soltanto chi si ama, ma anche il modo in cui si sceglie di esistere nel mondo.

Hannah Einbinder e la nuova comicità queer
Per anni le donne queer sono state escluse anche dagli spazi della comicità mainstream.
Hannah Einbinder sta contribuendo a cambiare questa situazione grazie al successo di Hacks, una delle serie più acclamate degli ultimi anni.
Con il suo umorismo tagliente e la sua capacità di raccontare vulnerabilità e insicurezze senza filtri, Einbinder rappresenta una nuova generazione di artiste che non separano mai identità e creatività.

Hollywood sta davvero cambiando?
La risposta è sì, ma non abbastanza.
Le attrici queer continuano a essere sottorappresentate rispetto alle loro colleghe eterosessuali e molte produzioni faticano ancora a raccontare storie autentiche. Tuttavia qualcosa è cambiato in modo irreversibile.
Oggi una giovane spettatrice può accendere Netflix, HBO o Disney+ e trovare personaggi, attrici e modelli che fino a pochi anni fa semplicemente non esistevano.
Kristen Stewart non deve nascondersi. Bella Ramsey non deve spiegarsi. Reneé Rapp può cantare davanti a migliaia di persone senza censurare la propria identità. Amandla Stenberg e Jasmin Savoy Brown possono essere protagoniste senza che la loro queerness venga trattata come un’anomalia.
Forse è proprio questa la rivoluzione più grande.
Non il fatto che esistano attrici queer a Hollywood. Il fatto che finalmente possano essere semplicemente attrici. E che il loro talento, per una volta, venga considerato importante almeno quanto la loro identità.
