Le migliori serie TV lesbiche di sempre

Le migliori serie TV lesbiche di sempreLe migliori serie TV lesbiche di sempre

Che tu stia cercando qualcosa da guardare stanotte o voglia finalmente capire perché certe serie continuano a vivere nel cuore delle fan per decenni, sei nel posto giusto. Abbiamo messo insieme la lista delle migliori serie lesbiche di sempre — non solo le più famose, ma quelle che hanno davvero cambiato qualcosa: nella rappresentazione, nella cultura pop, nella vita delle spettatrici. Dai classici degli anni Zero ai gioielli più recenti, passando per le serie cult britanniche che forse non conosci ancora. Prenditi un po’ di tempo. Ne vale la pena.

Le migliori serie TV lesbiche di sempre
Le migliori serie TV lesbiche di sempre

1. The L Word (2004–2009) — La madre di tutte le serie TV lesbiche

Se esiste una serie che ha definito l’immaginario lesbico nella cultura pop del nuovo millennio, quella è The L Word. Creata da Ilene Chaiken, la serie seguiva la vita di un gruppo di donne lesbiche e bisessuali nel quartiere di West Hollywood a Los Angeles, portando per la prima volta le donne queer nelle case di tutto il mondo grazie a Showtime.

Era il 2004 e non esisteva nulla di paragonabile. Le fan si riunivano davanti alla tv ogni settimana per guardare, commentare, litigare su chi fosse più desiderabile tra Bette e Shane. Per sei stagioni, le protagoniste de “The Planet” sono state sugli schermi tra liti, sesso, matrimoni, morti, divorzi, tagli di capelli discutibili e scelte di moda ancora più discutibili — e tutto è diventato parte del patrimonio culturale lesbico.

Bette (Jennifer Beals) e Tina (Laurel Holloman) avevano già una relazione da sette anni prima del primissimo episodio, e la loro storia — fatta di cuori spezzati e riconciliazioni — è diventata una delle coppie più iconiche della storia televisiva. Poi c’era Shane, con quella camminata e quella capigliatura che hanno fatto perdere la testa a un’intera generazione.

La serie è tornata nel 2019 con The L Word: Generation Q, che ha portato nuove storie e nuovi personaggi, chiudendo (in modo volutamente aperto) nel 2023. Ma l’originale rimane insuperabile per impatto culturale.

Dove vederla: Paramount+ con Showtime

2. Orange Is the New Black (2013–2019) — Quando Netflix ha cambiato tutto

Quando Netflix ha rilasciato la prima stagione di Orange Is the New Black nell’estate del 2013, ha cambiato la televisione per sempre. È stata una delle prime serie davvero binge-able sulle piattaforme streaming, alterando letteralmente il modo in cui gli spettatori consumano i contenuti.

La storia di Piper Chapman — una donna benestante che finisce in prigione per un crimine commesso dieci anni prima, legato a un’ex ragazza — è diventata il punto d’accesso a un universo di personaggi straordinari, quasi tutti donne, tantissime queer. La serie è un dramma ambientato in prigione con un cast davvero diversificato che include molti personaggi queer.

Tra tutti, Poussey Washington è rimasta nel cuore delle fan come una delle figure più amate della storia recente della televisione. La morte di Poussey in Orange Is the New Black continua a devastare lesbiche di tutto il mondo ancora oggi. Era gentile, divertente, piena di vita — e la serie ha scelto di portarla via nel modo più brutale, scatenando un dibattito enorme sulla cosiddetta “bury your gays” trope.

OITNB non era perfetta, ma era ambiziosa, potente e piena di umanità. Ha dimostrato che le storie queer potevano essere mainstream senza smettere di essere autentiche.

Dove vederla: Netflix

3. Gentleman Jack (2019–2022) — L’icona lesbica del XIX secolo torna in vita

Gentleman Jack segue Suranne Jones nei panni di Anne Lister, una diarista e proprietaria terriera nata nel 1700 che è stata a lungo definita “la prima lesbica moderna”. Nel corso della sua vita, Lister — crudelmente soprannominata “Gentleman Jack” per il suo aspetto mascolino — ha documentato in modo estensivo le sue relazioni lesbiche, spesso scrivendole in codice nei suoi diari. La serie della BBC si basa sulle rivelazioni contenute in quei diari da tempo decodificati, e la rappresentazione di Lister da parte di Jones è coraggiosa, ambiziosa e determinata a vivere la vita secondo le proprie regole.

La prima “nozze” lesbica conosciuta in Gran Bretagna avvenne tra Anne Lister e Ann Walker, proprietaria terriera. Nella serie BBC, quella relazione è stata portata in vita da Suranne Jones e Sophie Rundle in modo magistrale.

Quello che rende Gentleman Jack speciale non è solo la storia d’amore — è Anne Lister come personaggio. Intelligente, arrogante, irresistibile, sempre vestita di nero. Una donna che nel 1832 rifiutava di sposare un uomo e sfidava la società con uno sguardo. La serie usa persino un espediente teatrale — Lister che rompe la quarta parete e parla direttamente alla telecamera — che la rende ancora più magnetica.

Dove vederla: Amazon Prime Video

4. Killing Eve (2018–2022) — Il thrilling più queer che abbiate mai visto

Tecnicamente non è una serie “lesbica” nel senso stretto del termine. Ma chiunque abbia guardato Eve Polastri e Villanelle scambiarsi sguardi, insulti e colpi di scena sa benissimo che qui si tratta di desiderio nel senso più pieno del termine.

Killing Eve è un thriller spionistico dalle tinte dark, ma la sua creatrice Phoebe Waller-Bridge riesce a infondere nella narrativa spy-thriller il suo caratteristico umorismo nero. Sandra Oh finalmente ottiene un ruolo all’altezza del suo immenso talento nei panni di Eve Polastri, una sardonica investigatrice dell’MI6 che scopre l’esistenza di una nuova assassina che semina il caos in tutto il mondo. Jodie Comer interpreta Villanelle, la splendida e psicopatica assassina poliglotta che diventa ossessionata da Eve.

La serie, che è andata in onda dal 2018 al 2022, è un thriller spy-cat-and-mouse che ha vinto il BAFTA e il Peabody Award. Eve è una burocrate dell’intelligence britannica che si ritrova a guidare un team per trovare Villanelle — una misteriosa assassina queer che sembra stranamente ossessionata da lei.

Il finale della quarta stagione è ancora oggetto di dibattito acceso nelle community online. Ma le prime due stagioni rimangono televisione quasi perfetta.

Dove vederla: Netflix (recentemente aggiunto)

5. Hacks (2021–in corso) — La serie più queer che non ti aspettavi

Hacks è ufficialmente una comedy su una stand-up comedian di Las Vegas in declino e una giovane sceneggiatrice disoccupata. Ma chiunque abbia visto più di due episodi sa che è molto di più.

Hacks è straordinaria perché esplora relazioni intergenerazionali tra donne in modo sfumato. Il rapporto tra Deborah Vance (Jean Smart) e Ava Daniels (Hannah Einbinder) non è necessariamente sessuale, ma è profondamente trasformativo per entrambe.

La serie mostra con rispetto e onestà l’identità queer di Ava, che ha diversi interessi amorosi, inclusi uomini e donne. Hacks non si tira mai indietro di fronte alle conversazioni difficili sulla bisessualità — Ava ne parla apertamente e aiuta Deborah, più anziana e di orientamento etero, a capire perché la sua queerness sia una parte importante della sua vita.

Nella quinta stagione, uno degli episodi più recenti vede Deborah e Ava fingere di essere una coppia per ottenere qualcosa — e per la prima volta le due si baciano davvero, non una ma due volte. La community online ha mandato in tilt i social. Il fandom “Avorah” esiste, è reale, ed è molto determinato.

Hannah Einbinder ha parlato apertamente del perché Deborah Vance sia diventata una queer icon: la queerness è sempre stata centrale nello spirito di Hacks, sia nei personaggi che nel mondo che la serie crea.

Dove vederla: Max (HBO)

6. Wynonna Earp (2016–2021) — Demoni, pistole e il miglior ship dell’era streaming

Wynonna Earp è una serie di fantascienza/western su una discendente di Wyatt Earp che torna nella sua città natale per combattere i demoni. Suona strana? Lo è. Ed è fantastica.

La serie ha personaggi femminili badass, un elemento di fantasy, azione e, soprattutto, una coppia lesbica. Ancora meglio: questa coppia è funzionale e sana — per quanto una relazione possa esserlo quando stai combattendo contro il mondo degli inferi. Una delle due è un agente di polizia, l’altra è la sorella di Wynonna.

La coppia in questione è Waverly Earp e Nicole Haught, note nel fandom come “WayHaught” — uno dei nomi ship più azzeccati della storia. La loro storia d’amore si sviluppa lentamente, con cura, senza la solita trappola del “kill the gay” che ha funestato tante serie queer prima di loro. La serie è stata salvata dalla cancellazione più volte grazie al fandom, che si è mobilitato con una dedizione rara. E ha avuto un finale degno.

Dove vederla: Netflix, Pluto TV

7. Sugar Rush (2005–2006) — Il cult britannico che ha cresciuto una generazione di baby gay

Prima di Killing Eve, prima di Transparent, prima di Orange Is the New Black, c’era Sugar Rush, il dramma comico lesbico di Channel 4 basato sul romanzo di Julie Burchill. Ha avuto solo due stagioni — dal 2005 al 2006 — ma in quel periodo è diventata un punto di riferimento per le giovani ragazze queer in Gran Bretagna, molte delle quali non avevano mai visto storie come la loro messe in scena in tv.

La serie è centrata sulla vita di Kim Daniels, quindicenne lesbica che si è trasferita da Londra a Brighton. Kim è ossessionata dalla sua migliore amica Sugar — che è eterosessuale — e Sugar ne approfitta ampiamente, trascinandola nel suo mondo di sesso, sigarette e sostanze.

Sugar Rush era avanti anni luce sui suoi tempi. Ha rotto le barriere della televisione britannica ed è stata la precursora di show come Skins, apparso due anni dopo il suo debutto. La rappresentazione LGBT sugli schermi britannici di quel periodo era scarsa — c’eravamo abituate a qualche subplot nei soap — e Sugar Rush ha cambiato le regole del gioco essendo senza scuse e senza filtri.

Curiosità per i nerd: nel cast c’era anche un giovanissimo Andrew Garfield, prima di diventare Spider-Man.

Dove vederla: disponibile su alcune piattaforme europee; vale la caccia

8. Fingersmith (2005) — Il colpo di scena che non ti aspetti (e non dimentichi)

Dopo il successo della sfrontata Tipping the Velvet, la BBC ha deciso di adattare un altro romanzo storico di Sarah Waters: Fingersmith, andato in onda nel 2005. Come Tipping the Velvet, era ambientato nell’Inghilterra vittoriana, ma si concentrava più sul crimine che sulla musica e sullo spettacolo. Il personaggio centrale è Sue, una ladra interpretata da Sally Hawkins, reclutata per una truffa ai danni di Maud, interpretata da Elaine Cassidy — ma Sue e Maud finiscono per innamorarsi.

Il colpo di scena finale di questa serie è così buono che, anche vent’anni dopo, rovinarlo sarebbe un crimine in sé. Non diamo altri dettagli. Guardatelo.

È una miniserie in tre parti — il formato perfetto per un weekend. E se vi piace, sappiate che Park Chan-wook ha realizzato una versione cinematografica coreana intitolata Mademoiselle (The Handmaiden) nel 2016, che è altrettanto imprescindibile.

Dove vederla: disponibile su BritBox e Amazon

9. Dickinson (2019–2021) — Emily Dickinson bisessuale e con le vibe da TikTok

Dickinson è una di quelle serie che o ami immediatamente o ci vuoi qualche episodio per capire. È una commedia storica surreale su Emily Dickinson — sì, la poetessa — ambientata nell’Ottocento ma con musica hip-hop, slang moderno e un’energia da Gen Z che non ti aspetti.

Hailee Steinfeld interpreta Emily Dickinson con un’energia irrefrenabile, in una serie che si chiede: e se Emily Dickinson avesse potuto parlare apertamente dei suoi sentimenti per la sua migliore amica — anche lei fidanzata di suo fratello?

La relazione tra Emily e Susan Gilbert è il cuore della serie: romantica, intensa, a volte straziante. Dickinson affronta il desiderio lesbico senza farne mai una tragedia e senza cercare il realismo storico — è una scelta deliberata e riuscita. Tre stagioni compatte e una conclusione che non lascia nulla in sospeso.

Dove vederla: Apple TV+

10. The Fosters (2013–2018) — La famiglia arcobaleno che la televisione mainstream non aveva mai visto

The Fosters è stata la prima serie televisiva del suo genere a mettere in scena una coppia lesbica sposata — interrazziale — che cresceva insieme figli biologici, adottivi e in affido. Stef, una poliziotta dedita al lavoro, è sposata con Lena, vice-preside in una scuola charter. I due hanno costruito una famiglia allargata con il figlio biologico di Stef, Brandon, e i gemelli adottivi Mariana e Jesus.

Non era una serie per soli adulti: era un family drama pensato per i giovani, su ABC Family (poi Freeform). Vedere una coppia lesbica come centro di gravità di una famiglia normale, su una rete generalista americana, nel 2013, era rivoluzionario.

La serie ha vinto due GLAAD Media Awards e un Teen Choice Award. Dopo la sua conclusione, è nata la serie spin-off Good Trouble, centrata sui personaggi di Callie e Mariana.

Dove vederla: Hulu, Disney+

11. First Kill (2022) — La vampire lesbica che meritava più di una stagione

First Kill è la nuova serie YA di Netflix che dà forti vibes queer alla Buffy di una volta. Basata sul racconto di V.E. Schwab, la storia paranormale segue Calliope, una cacciatrice di mostri, e Juliette, una vampira, come amanti dalla stella incrociata provenienti da famiglie nemiche da secoli, entrambe pronte a fare il loro primo “kill”.

Quello che rende First Kill unico è che la sessualità delle due protagoniste non è mai il loro conflitto principale: il problema è la loro discendenza, non chi sono. Due ragazze queer adolescenti con storie d’amore al centro — senza il dramma del coming out come punto focale.

La serie è stata cancellata dopo una sola stagione (une delle decisioni più impopolari della storia di Netflix, secondo i fan) ma ha lasciato un pubblico fedelissimo. Vale comunque guardarla, sapendo già come va a finire.

Dove vederla: Netflix

12. Bad Girls (1999–2006) — Il prison drama britannico che era queer prima che fosse di moda

Prima di Orange Is the New Black, c’era Bad Girls — e bisogna dirlo chiaramente. La serie britannica ambientata nel carcere femminile di Larkhall è andata in onda per otto stagioni su ITV e ha costruito intorno a sé uno dei fandom queer più appassionati della storia televisiva britannica.

Le coppie lesbiche si succedevano di stagione in stagione, alcune con finali felici, altre devastanti. Il fandom scriveva fanfiction, creava siti, organizzava fan club in un’era in cui internet era ancora agli albori. Bad Girls ha dimostrato che c’era un pubblico enorme e appassionato per le storie queer femminili — un pubblico che aspettava solo di essere visto.

Dove vederla: disponibile su YouTube e alcune piattaforme UK

13. Tipping the Velvet (2002) — Vittoriano, esplicito, e magnificamente queer

Ancora Sarah Waters, ancora la BBC, ancora un’Inghilterra vittoriana in cui le donne si amano in modo appassionato e pericoloso. Tipping the Velvet — basato sul primo romanzo di Waters — segue Nan Astley, una ragazza di provincia che si innamora di una performer del music hall travestita da uomo, Kitty Butler.

La serie è sensuale, politica e umoristicamente consapevole della propria assurdità. Non si vergogna di nulla. È stata descritta come “sfrontatamente volgare” — e questo era inteso come un complimento. Un’opera che ha aperto la strada a tutto quello che è venuto dopo nella tradizione delle serie queer britanniche.

Dove vederla: BritBox, YouTube

14. Feel Good (2020–2021) — La romcom queer più onesta che troverete

Feel Good è una dramedy romantica semi-autobiografica sulla vita della comica bisessuale Mae Martin. Mae è canadese, ex-dipendente, comica in difficoltà e senza fissa dimora — nel primo episodio incontra George (Charlotte Ritchie), insegnante di scuola, apparentemente etero, e nel giro di pochi minuti si ritrovano già a convivere. Classica U-haul, ma da lì le cose si complicano nel modo più bello possibile.

In un panorama spesso desolante per le relazioni queer riconoscibili sullo schermo, Feel Good è il premio per anni di richieste di una rappresentazione migliore. Quando Mae perde l’orgasmo, prova un vestito allo specchio o corre al lavoro di George dopo un testo ambiguo, è assolutamente chiaro che a scrivere questa serie è stata una persona queer.

Due stagioni brevissime — dodici episodi in totale — che lasciano il segno. Nel cast anche Lisa Kudrow nei panni della madre di Mae, e la serie è prodotta da Channel 4 prima di approdare su Netflix a livello internazionale.

Dove vederla: Netflix

15. A League of Their Own (2022) — Baseball, anni ’40 e lesbiche ovunque

La prima stagione di A League of Their Own di Amazon Prime Video — uscita il 12 agosto 2022 — ha creato uno spazio per la rappresentazione queer e la narrazione di storie diverse da qualsiasi cosa vista fino ad allora.

Co-creata da Abbi Jacobson, la serie è ambientata nel 1943 e segue la formazione delle Rockford Peaches, una squadra femminile di baseball. Jacobson ha voluto concentrarsi sulle storie che il film originale del 1992 non aveva potuto raccontare — e tra queste c’era tutta la componente queer della lega, che nella realtà storica era enorme.

Una ex-giocatrice della lega reale, Maybelle Blair, ha stimato che “i due terzi” delle giocatrici fossero gay — e le romanze segrete e le spedizioni nei gay bar mostrate nella serie facevano davvero parte di quella esperienza.

La serie include una delle rappresentazioni più gioiose di un gay bar mai viste, con personaggi finalmente liberi di essere se stessi. Ma mostra anche il momento in cui il bar viene assaltato e la sua proprietaria brutalmente picchiata — una scena straziante ma necessaria, per ricordare quanto siano state duramente conquistate le libertà di oggi.

Cancellata dopo una stagione senza un finale degno. La rabbia del fandom è ancora viva — e giustificata.

Dove vederla: Amazon Prime Video

16. Heartstopper (2022–in corso) — La serie che ha normalizzato la parola “lesbica”

Tecnicamente Heartstopper ruota attorno a Nick e Charlie, due ragazzi queer. Ma chi sostiene che le lesbiche nella serie siano solo personaggi secondari non ha capito quanto peso abbiano Tara e Darcy nella storia.

Heartstopper ha cambiato qualcosa per molte spettatrici queer, perché rappresenta il lesbismo per quello che è — normale — e mostra la sicurezza che le persone possono sentire se hanno la possibilità di esprimere se stesse senza barriere. Tara e Darcy non sono “altre”: condividono battute, piangono, bevono milkshake insieme, suonano nell’orchestra scolastica. Non vengono rese estranee — e questa è esattamente la cosa giusta da fare.

Una delle cose che colpisce di più è che Tara e Darcy si definiscono lesbiche molto spesso, con naturalezza e gioia. Non dovrebbe essere rivoluzionario — eppure lo è, perché storicamente la parola stessa è stata trattata come qualcosa di sporco e grezzo. Heartstopper inquadra la parola “lesbica” come qualcosa che può essere gioioso, leggero, entusiasmante.

Dalla terza stagione, anche Imogen ha un arco narrativo sulla compulsory heterosexuality che ha fatto sentire moltissime spettatrici profondamente viste.

Dove vederla: Netflix

17. Vis a Vis (2015–2019) — La Orange Is the New Black spagnola, ma più intensa

Da quando è arrivata su Netflix, Vis a Vis si è imposta come uno di quei titoli perfetti da guardare in binge-watch. Creata dagli ideatori de La Casa di Carta, è la “Orange Is the New Black in salsa spagnola” — un pot-pourri di elementi che la rendono difficilmente inquadrabile in un unico genere, ma ne fanno una di quelle produzioni che hanno contribuito a far fare alla serialità spagnola un salto sulla scena internazionale.

Rizos — interpretata da Berta Vázquez — è lesbica e possessiva, e mette subito gli occhi su Macarena (Maggie Civantos), la protagonista etero appena arrivata in carcere. Saray (Alba Flores, la Nairobi de La Casa di Carta), invece, è lesbica ma costretta dalle regole arcaiche della sua famiglia a sposare un uomo.

Il rapporto tra Macarena e Rizos è uno dei percorsi più lenti, complicati e appassionanti della storia delle serie carcerarie. Quattro stagioni più uno spin-off (El Oasis) dedicato a Maca e Zulema. La “marea amarilla” — il fandom della serie — ha letteralmente salvato la serie dalla cancellazione più volte.

Dove vederla: Netflix

18. Lip Service (2010–2012) — La risposta britannica a The L Word

Se si vuole essere educati, si chiama Lip Service la risposta della BBC a The L Word. Se si vuole essere precisi, si parla del tentativo della BBC di copiare The L Word, spostando la scena da Hollywood a Glasgow e seguendo un gruppo di donne queer sulla trentina che barcollano tradendosi a vicenda. La BBC, però, ha scelto di mandare in onda una serie sulle lesbiche trentenni sul suo canale dedicato ai giovani, BBC Three — il che spiega anche perché sia durata solo due stagioni.

Lip Service è stato il primo show britannico a concentrarsi esclusivamente su un gruppo di donne lesbiche e bisessuali, e nonostante i suoi limiti evidenti ha lasciato un segno nel cuore di chi cercava storie come la propria sullo schermo britannico.

Frankie e Cat sono una delle coppie più amate del fandom queer UK degli anni Dieci. La cancellazione è ancora una ferita aperta.

Dove vederla: disponibile su alcune piattaforme; vale la ricerca

19. The Haunting of Bly Manor (2020) — Una storia di fantasmi che in realtà è una storia d’amore

The Haunting of Bly Manor ha dato alla comunità queer una storia d’amore gotica come mai se ne erano viste prima. Il personaggio di Dani Clayton (Victoria Pedretti) è una lesbica che si è obbligata per anni a stare in una relazione eterosessuale, convinta di poter “abituarsi” al tipo di amore che ci si aspettava da lei. Quando conosce Jamie, la giardiniera sardonica e bellissima del maniero, non riesce più a ignorare se stessa.

Alla fine della serie, è chiaro che questa non era davvero una storia di fantasmi: era una storia d’amore gotica. E ha trovato un pubblico queer particolarmente appassionato grazie alla storia d’amore devastante tra Dani e Jamie — interpretate da Victoria Pedretti e Amelia Eve, con una chimica che lascia senza fiato.

Il finale è tragico — ed è oggetto di dibattito. Ma la storia di Dani e Jamie è narrata con una cura rara per le coppie lesbiche in un contesto horror, e rimane uno dei punti più alti della rappresentazione queer nel genere.

Dove vederla: Netflix

20. Station 19 (2018–2024) — Maya e Carina, ovvero “Marina”

Danielle Savre e Stefania Spampinato non si aspettavano che i loro personaggi — la pompiera Maya Bishop e la dottoressa Carina DeLuca — finissero insieme in Station 19, lo spin-off di Grey’s Anatomy ambientato nella stazione dei pompieri di Seattle. Ma la chimica tra le due era innegabile fin dalla prima scena condivisa, e il fandom — che ha battezzato la coppia “Marina” — ha fatto il resto.

La felicità che la coppia trova nel finale della settima stagione — l’ultima prima della cancellazione — appare completamente guadagnata. Maya e Carina hanno attraversato di tutto: dall’abuso del padre di Maya alla morte del fratello di Carina, alle separazioni e alle riconciliazioni. Il percorso è stato straziante — le urla di Carina sotto la doccia, le minacce agghiaccianti di Maya dal letto d’ospedale — ma ce l’hanno fatta.

Una delle poche coppie lesbiche della storia recente della tv americana ad aver evitato la “bury your gays” trope — e ad aver avuto un finale felice, per quanto prematuro.

Dove vederla: Disney+, Hulu

21. Harley Quinn (2019–in corso) — L’animazione per adulti più queer del decennio

La serie animata Harley Quinn di HBO Max è ambientata in una versione del DC Universe in cui la violenza è frequente e grafica, il linguaggio è esplicitamente colorito e le battute scure arrivano veloci. Harley (Kaley Cuoco) ha lasciato il Joker e ha iniziato a fare il suo brand di caos insieme alla sua migliore amica Poison Ivy (Lake Bell). E lentamente, nel corso di tre stagioni, ha trovato un vero amore queer.

La seconda stagione si chiude con Poison Ivy che finalmente ammette che Kite Man non faceva per lei — e dopo aver tentato a lungo di sopprimere i propri sentimenti per Harley, li abbraccia. HBO Max ha resuscitato la serie mantenendo intatta la sua queerness.

È una serie per adulti, caotica, volgare, violentissima e esilarante — e l’amore tra Harley e Ivy è trattato con una tenerezza e una serietà che sorprendono data la natura della serie. Fortemente consigliata.

Dove vederla: Max (HBO)

22. Batwoman (2019–2022) — La supereroina lesbica in prima serata

Batwoman è rimasta nella storia della televisione mainstream per una ragione precisa: è la prima serie nella storia del network americano a mettere in prima serata una supereroina apertamente lesbica come protagonista. Kate Kane (Ruby Rose nella prima stagione, poi Javicia Leslie come Ryan Wilder) difende Gotham mentre naviga la sua identità queer senza che questa venga mai trattata come un problema da risolvere.

La serie ha avuto una produzione travagliata — cambio di protagonista dopo la prima stagione, cancellazione dopo la terza — ma il suo significato culturale rimane intatto. Vedere una donna lesbica in costume da pipistrello dominare la scena action in prima serata su The CW era, semplicemente, qualcosa che non era mai successo prima.

Dove vederla: Max (HBO)

23. Motherland: Fort Salem (2020–2022) — Streghe, militari e amore lesbico

Motherland: Fort Salem è ambientata in un mondo in cui le streghe vivono in una matriarcato e nessuno si preoccupa veramente di cosa tu sia — è una serie che dà grande potere alla sessualità femminile, mostrandola come una fonte di gioia e potere per le streghe. Una delle cose più amate è quanto velocemente appaia una coppia lesbica: Raelle, una dei tre personaggi principali, è lesbica e incontra Scylla — la misteriosa outsider bisessuale — nel primo episodio, e si mettono insieme abbastanza presto. Il che è assolutamente insolito per la televisione.

Tre stagioni su Freeform, un worldbuilding originale e coraggioso, e un fandom devoto. La serie è finita con un finale completo e soddisfacente — altra rarità per le serie queer.

Dove vederla: disponibile su alcune piattaforme internazionali

24. Everything Sucks! (2018) — Anni Novanta, Oregon e un coming out fatto bene

Everything Sucks! è ambientato negli anni Novanta in una piccola città dell’Oregon. La protagonista Kate (Peyton Kennedy) scopre lentamente di essere attratta dalle donne — ma non da qualsiasi donna: da Emaline, la reginetta del club di teatro interpretata da una giovanissima Sydney Sweeney.

Sweeney ha descritto il personaggio di Emaline come qualcuno per cui “l’amore è semplicemente amore — non importa se è tra una ragazza e una ragazza o tra un ragazzo e una ragazza”. Nell’ultimo episodio, Kate e Emaline si baciano finalmente sul palco dopo la prima del loro film scolastico.

Cancellata da Netflix dopo una sola stagione — una delle decisioni più rimpiante della piattaforma, secondo chi l’ha guardata. Vale comunque la visione per la dolcezza e l’onestà con cui racconta il coming out di un’adolescente negli anni Novanta.

Dove vederla: Netflix

25. South of Nowhere (2005–2008) — Il teen drama che ha fatto scoprire a una generazione di dire “sono lesbica”

Per le sapphic di una certa età, South of Nowhere era tutto. La serie segue Spencer Carlin (Gabrielle Christian), una ragazza che si trasferisce dall’Ohio a Los Angeles con la famiglia, incontra Ashley Davies (Mandy Musgrave) e si innamora perdutamente di lei.

Per un momento, quando South of Nowhere e The L Word coesistevano nello stesso universo televisivo, sembrava che la marea stesse davvero girando e che le storie queer stessero diventando prodotti televisivi validi. La serie è stata la prima su The N ad affrontare il tema della sessualità con i suoi personaggi principali ed è stata nominata ai GLAAD Media Award per tutte e tre le stagioni.

“Spashley” è ancora un nome che fa battere il cuore a chi è cresciuta guardando questa serie su un monitor a bassa risoluzione.

Dove vederla: alcune piattaforme internazionali; episodi disponibili su YouTube

26. The Sex Lives of College Girls (2021–2023) — Il college queer che meritava più stagioni

Creata da Mindy Kaling, The Sex Lives of College Girls è una comedy sull’università — e uno dei suoi personaggi principali, Leighton Murray (Reneé Rapp), è al centro di uno degli archi narrativi di coming out più delicati e realistici della tv recente.

Leighton inizia il college con un muro altissimo intorno a sé e qualcosa da dimostrare — ma le sue difese si abbassano lentamente intorno ad Alice (Midori Francis), portandola verso una storia d’amore bellissima.

Reneé Rapp è dichiaratamente queer nella vita reale, e porta a Leighton una credibilità e una profondità che si sentono. La serie è stata cancellata dopo due stagioni, lasciando il fandom con un finale aperto. La rabbia, neanche a dirlo, era giustificata.

Dove vederla: Max (HBO)

Bonus: serie TV lesbiche da tenere d’occhio

Il panorama delle serie queer continua a evolversi rapidamente. Tra i progetti italiani da non perdere c’è L’Arte della Gioia di Valeria Golino, adattamento del romanzo postumo di Goliarda Sapienza, che racconta la storia di una ragazzina siciliana di inizio Novecento che scopre la sessualità e il desiderio di una vita migliore.

Sul fronte internazionale, le piattaforme streaming continuano a investire in storie queer — e la speranza è che lo facciano sempre più con cura, profondità e senza la paura di dare a queste storie il finale che meritano.

Perché queste serie contano

Le serie TV lesbiche non sono solo intrattenimento. Sono specchi. Per chi si è vista riflessa per la prima volta in un personaggio come Santana Lopez su Glee, o per chi ha pianto a dirotto sulla morte di Poussey, o per chi ha capito qualcosa di sé guardando Kim di Sugar Rush perdere la testa per la sua migliore amica — queste storie hanno avuto un peso reale.

La rappresentazione non è un dettaglio. È la differenza tra sentirsi normali o sentirsi invisibili. E ogni serie di questa lista, con tutti i suoi limiti e le sue imperfezioni, ha fatto il lavoro di rendere un po’ più visibile qualcosa che il mondo mainstream ha ignorato per troppo tempo.

Ora tocca a te: hai già visto tutte le serie in lista? Inizia da quella che non conosci ancora. Non te ne pentirai.

Hai una serie lesbica del cuore che non abbiamo incluso? Scrivici nei commenti — siamo sempre pronte ad aggiornare la lista.

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